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“Coronavirus, la crisi si abbatte su latte, carne e cereali: basta speculazioni”

latte versato

Nei giorni scorsi i supermercati reggiani non avevano sugli scaffali latte e mozzarella. Eppure la produzione italiana ci sarebbe, o meglio: c’è. Ma viene frenata dalla crisi scattata dall’emergenza Coronavirus – in primis, bar e ristoranti chiusi – che sta travolgendo come uno tsunami il mondo degli allevatori. E la stessa situazione riguarda anche quello dei cereali.

Andiamo con ordine. In tanti ci hanno segnalato che i caseifici stanno mettendo paletti ben fissi alla raccolta. “Avendo già avuto un calo di vendita del 30%, se la situazione continuerà a peggiorare e vi sarà un ulteriore calo delle vendite, (…) non potremo più garanzie la raccolta latte – recita uno dei tanti messaggi recapitati da un caseificio agli allevatori -. Chiediamo di ridurre la produzione il più possibile”. E questo rallentamento prevede anche la macellazione delle vacche da latte. Ma, allo stesso tempo, Assocarni scrive che “con la chiusura totale del canale della ristorazione e dei prodotti industriali a esse dedicati in tutta Europa, le proprie aziende di macellazione associate non sono in grado di collocare le carni provenienti dalle vacche degli allevamenti da latte che hanno solo in tale canale la loro piena valorizzazione sia sul mercato italiano che europeo”.

Siamo ormai alla schizofrenia del sistema. Sono totalmente intollerabili, in questo momento di difficoltà, le speculazioni di chi continua ad acquistare latte straniero, il cui prezzo è più basso per molte ragioni, dal costo della manodopera ai controlli. Sicuramente non è limitando la produzione o abbattendo le vacche che si risolvono i problemi. Le strade – diversificate – sono altre.

La Ministra delle Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova ha affermato con forza nelle scorse ore che è fondamentale “fronteggiare l’emergenza e impedire che questo stato di cose pregiudichi la vita di un settore strategico per il nostro-Paese ed essenziale per i cittadini. Il bene-cibo non può essere messo in discussione. Per questo continuo ad invitare le aziende a mantenere la lealtà nei rapporti di filiera, i consumatori ad acquistare prodotti italiani, e rivolgo anche alla distribuzione un appello in questa direzione. Sostenere la filiera alimentare italiana oggi è inderogabile”.

La stessa delicata situazione viene vissuta nel settore cerealicolo, dove si moltiplicano le speculazioni e le importazioni selvagge dall’estero. Le istituzioni dovrebbero controllare i bisogni del settore primario e cercare di regolarli. Diversamente sarà una giungla dove in pochi si arricchiscono e tanti vengono travolti.

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