La prova delle cessioni intracomunitarie e le novità dal 2020

 

 

Nell’ambito delle operazioni intracomunitarie, l’articolo 41, comma 1, D.L. 331/1993 dispone che le cessioni intracomunitarie sono operazioni non imponibili Iva.

Per poter applicare l’agevolazione che vede la non applicabilità dell’IVA alle operazioni intracomunitarie è necessario che:

  • entrambi i soggetti coinvolti nell’operazione siano soggetti passivi Iva (devono cioè avere una partita IVA);
  • l’operazione sia onerosa (quindi non gratuita come gli omaggi) e comporti il trasferimento della proprietà dei beni oggetto della stessa;
  • vi sia l’effettivo trasferimento fisico della merce dal territorio dello Stato al territorio di un altro Paese UE.

Proprio la prova dell’effettivo trasferimento fisico di un bene da un paese all’altro e la mancanza di esplicite previsioni in merito che consentissero di dimostrare l’effettivo trasferimento ha fatto si, in questi anni, che gli organi di controllo sanzionassero, con la non applicabilità dell’agevolazione, tutte quelle situazioni dove tale prova non era data.

Tale problema ovviamente non si pone per le operazioni di esportazione a soggetti extra-Ue che, dovendo effettuare le operazioni doganali, danno maggiore certezza circa l’effettiva uscita dei beni dal territorio italiano (a seguito ovviamente di “chiusura delle operazioni doganali”).

In tale contesto, il nuovo Regolamento di esecuzione UE 2018/1912, che si applicherà a decorrere dal 01.01.2020 in tutti gli Stati membri, ha introdotto nel Regolamento UE 282/2011 l’articolo 45-bis, riguardante proprio il regime di esenzione connesso alle operazioni intracomunitarie prevedendo quali debbano essere le prove per dimostrare che i beni siano trasferiti dalla Stato Italiano ad un altro Stato appartenente alla Comunità.

Diverse sono le prove a seconda che il trasporto venga effettuato:

  • direttamente dal cedente o da un terzo per suo conto oppure
  • dal caso in cui il trasporto sia eseguito dall’acquirente (o da un terzo per suo conto).

In primo luogo, dalla lettura dell’art. 45 anzidetto i possono distinguere due distinti gruppi di prove, accettati come elementi di prova della spedizione o del trasporto.

Elementi di prova di cui alla lett. a)Elementi di prova di cui alla lett. b)
1)    documento o una lettera CMR riportante la firma (si ritiene che si faccia riferimento alla firma del trasportatore che ha preso in carico la merce);1)    polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o i documenti bancari attestanti il pagamento della spedizione o del trasporto dei beni;
2)    polizza di carico;2)    documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, ad esempio un notaio, che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione;
3)    fattura di trasporto aereo;3)    ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale stato membro.
4)    fattura emessa dallo spedizioniere

Come anticipato, l’articolo 43 bis del Regolamento prevede che debbano essere fornite prove diverse a seconda di chi effettua il trasporto, ovvero a seconda che:

  • i beni vengano spediti o trasportati da venditore o da un terzo per suo conto;
  • i beni vengano spediti o trasportati dall’acquirente o da un terzo per suo conto.

In particolare, nel caso in cui i beni siano stati trasportati dal venditore o da un terzo per suo conto, al fine di provare l’effettivo trasferimento fisico della merce il cedente deve essere in possesso:

  • di almeno due elementi di prova di cui al gruppo a) rilasciati da due diverse parti indipendenti l’una dall’altra (esempio fattura dello spedizioniere e CMR), oppure, in alternativa;
  • di una qualsiasi degli elementi di prova di cui al gruppo a) in combinazione di uno qualsiasi dei singoli elementi di prova di cui al gruppo b) che confermano la spedizione o il trasporto, rilasciati da due diverse parti indipendenti l’una dall’altra (ad esempio fattura dello spedizioniere e documenti bancari attestanti il pagamento dello spedizioniere).

Nel caso in cui i beni siano stati trasportati o spediti dall’acquirente o da un terzo per suo conto è necessario prima di tutto che venga rilasciata dal cessionario una dichiarazione con la quale il cliente certifichi che la merce è giunta nel Paese di destinazione.

Tale dichiarazione deve riportare:

  • la data di rilascio;
  • il nome e l’indirizzo dell’acquirente;
  • la quantità e la natura dei beni;
  • la data e il luogo di arrivo;
  • l’identificazione della persona che accetta i beni per conto dell’acquirente.

Tale dichiarazione, che deve essere fornita al venditore entro il decimo giorno del mese successivo alla cessione, costituisce un elemento di prova necessario ma non ancora sufficiente, in quanto il venditore dovrà essere il possesso, oltre alla descritta dichiarazione, anche:

  • di almeno due degli elementi di prova di cui al gruppo a), rilasciata da due diverse parti indipendenti l’una dall’altra oppure;
  • di uno qualsiasi dei singoli elementi di cui al gruppo a) in combinazione con uno qualsiasi dei singoli elementi di prova di cui al gruppo b) che confermano la spedizione o il trasporto, rilasciati da due parti indipendenti l’una dall’altra.

Se gli operatori non riescono a fornire i documenti richiesti, le presunzioni relative individuate dal regolamento non operano. L’onere di provare che i beni sono stati trasferiti allo Stato d’arrivo torna a gravare interamente sul cedente che voglia beneficiare del regime di non imponibilità delle vendite.

Si segnala inoltre che, sempre dal 1/1/2020, la direttiva UE n. 2018/1910 del 4 dicembre 2018 prevede che l’inserimento del numero d’identificazione attribuito al cessionario, destinatario dei beni oggetto di una vendita intracomunitaria, divenga una condizione sostanziale ai fini dell’applicazione del regime di non imponibilità, anziché un mero requisito formale.

Il diritto all’applicazione del regime di non imponibilità è inoltre subordinato, come prevede il nuovo par.  1-bis dell’art.  138, alla presentazione di  corretti elenchi  riepilogativi  (modelli Intrastat) delle operazioni intracomunitarie.

Si raccomanda quindi, quando vengono effettuate cessioni intracomunitarie, in primo luogo di verificare se il soggetto cliente è iscritto al VIES. Solo in tale caso si potrà emettere la fattura di vendita in esenzione (termine unionale) di imposta.

 

 

C.I.A. EMILIA ROMAGNA – VIA BIGARI 5/2 – 40128 BOLOGNA BO – TEL. 051 6314311 – FAX 051 6314333
C.F. 80094210376 – PEC: amministrazione.er@cia.legalmail.it

Privacy Policy  –  Note legali

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: