COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

L’ortofrutta e la sfida green dell’Unione Europea

Cia Romagna: il settore è pronto per il Green Deal? Servono chiarimenti

Il Macfrut Digital 2020 è stata un’ulteriore occasione per parlare dell’ortofrutta italiana alle prese con i nuovi obiettivi green dell’Unione Europea. Fra i principi cardine: riduzione dell’uso di agrofarmaci, incremento della produzione biologica e salvaguardia della biodiversità. Cia-Agricoltori Italiani è stata protagonista con un webinar sull’argomento. È emerso che l’Italia è ben posizionata rispetto a questi obiettivi, ma Cia ha sottolineato anche che è necessario riconoscere e valorizzare l’impegno alla sostenibilità degli agricoltori, sui quali non può ricadere tutto lo sforzo necessario e sui quali non può essere scaricata l’eventuale perdita di valore della materia prima nel susseguirsi delle varie fasi della filiera.

“Il comparto a livello nazionale, e ancora di più a livello regionale, ha sicuramente dei punti di forza, perché tanto si è fatto e si sta facendo – afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna – Pensiamo alla produzione integrata (via intermedia fra biologico e tradizionale ad elevato contenuto tecnologico e scientifico che dà risultati importanti per la riduzione degli interventi chimici), della quale si parla molto poco e della quale non siamo capaci di comunicare ai consumatori l’importanza e il forte impatto che ha avuto e che ha sulla riduzione dell’utilizzo dei fitosanitari. Tra l’altro l’Emilia-Romagna è la regione con la legislazione più restrittiva in tal senso. Pensiamo al biologico. Gli agricoltori italiani hanno ridotto di molto l’uso degli agrofarmaci e l’Italia a livello europeo ha il prodotto più sicuro: da uno studio di Nomisma risulta che ai controlli sulla presenza di residui, in media il 98% dei prodotti esaminati rispetta la legge: di questo, circa il 60% con residui assenti e circa il 37% con residui inferiori ai limiti di legge. Inoltre, preservare ecosistemi agricoli e forestali, mantenere la biodiversità è interesse degli agricoltori”.

Come ha spiegato Nomisma nel corso del webinar Cia, oggi il 36% delle imprese ortofrutticole nazionali si dedica alla produzione integrata e il 28% al biologico. Sono aziende tecnologiche che utilizzano software di gestione (il 14%), centraline meteo (8%), macchine con guida assistita, semi-automatica e Gps integrato (7%), applicazione a dosaggio variabile e sensori della pianta e del suolo (4%). Inoltre, il 71% delle aziende dell’ortofrutta ricorre a impianti per il risparmio idrico e il 33% produce energie rinnovabili, in prevalenza fotovoltaico.

Il settore – profondamente provato in questo 2020 dalle gelate di marzo e aprile e da acute problematiche fitosanitarie – ha dimostrato di essere resiliente anche in questi difficili e inaspettati mesi di emergenza Covid-19. L’ortofrutta non rappresenta solo un pilastro dell’agricoltura Made in Italy, crescendo anche durante il lockdown con un balzo dei consumi del 20% per la frutta e del 13% per la verdura, ma traina l’intero sistema agroalimentare del Paese anche in fatto di propensione al cambiamento, forte delle 300 mila aziende del comparto che fatturano quasi 13 miliardi di euro e investono da tempo per essere all’avanguardia dal punto di vista economico e ambientale.

“Detto questo, siamo pronti per affrontare la sfida della transizione verde europea? Per tradizione siamo abituati a vedere oltre l’ostacolo, a non fermarci – sottolinea Danilo Misirocchi – Dobbiamo essere protagonisti e servono chiarimenti: come si raggiungono gli obiettivi? Per tagli lineari, a prescindere da quanto già i territori hanno realizzato? C’è una strategia? Quali le soluzioni alternative agli agrofarmaci? Servono investimenti, ricerca, sperimentazione in campo. Ognuno deve fare la propria parte. Per l’innovazione fatta finora i nostri prodotti non sono stati valorizzati. Ci sarà per quella necessaria da adesso in avanti?”.

Secondo Cia, le istituzioni europee e nazionali dovranno tenere conto di una serie di priorità: garantire agli agricoltori strumenti ad hoc per continuare a produrre e fare reddito; aumentare la resistenza alle crisi di mercato; far fronte ai crescenti rischi fitosanitari con minor disponibilità di sostanze attive.

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